Studio Nardelli
Studio Nardelli

Ipocondria e Psicosomatica

Disturbi Somatoformi (o psicosomatici)

Nei disturbi somatoformi il soggetto esprime il disagio psichico attraverso il corpo. I Disturbi Somatoformi sono i seguenti:

  • disturbi di somatizzazione: disturbo polisintomatico che comincia prima dei 30 anni, che dura per più anni, e che è caratterizzato dalla associazione di dolore e sintomi gastro-intestinali, sessuali e pseudo-neurologici;
  • disturbo somatoforme indifferenziato: caratterizzato da lamentele fisiche non giustificate e dura almeno 6 mesi, ma non raggiunge la soglia per la diagnosi di Disturbo di Somatizzazione;
  • disturbo di conversione: comporta sintomi ingiustificati di deficit riguardanti le funzioni motorie volontarie e sensitive, i quali potrebbero suggerire una condizione neurologica o medica generale; fattori psicologici appaiono collegati con i sintomi o i deficit;
  • disturbo algico: caratterizzato dal dolore come punto focale principale dell’alterazione clinica. Inoltre vi è motivo di ritenere che qualche fattore psicologico abbia un importante ruolo nell’esordio, gravità, esacerbazione o mantenimento;
  • ipocondria: la preoccupazione legata al timore di avere, oppure alla convinzione di avere una grave malattia, basata sulla erronea interpretazione di sintomi o funzioni corporee;
  • disturbo di dimorfismo corporeo: preoccupazione riguardante un difetto presunto o sopravvalutato dell’aspetto fisico.

Questi disturbi rientrano nell’ambito di una nevrosi: il conflitto nevrotico che l’utente non riesce a mentalizzare è stato spostato sul piano somatico. La gravità del disturbo è indicata dalla difficoltà di simbolizzare il conflitto. Talvolta la somatizzazione può rappresentare una difesa estrema prima di uno scivolamento psicotico. Il soggetto che tende a somatizzare ha difficoltà a mentalizzare, a simbolizzare il conflitto che perciò si sposta sul piano fisico. Analisi della domanda: l’utente pone la richiesta di terapia esclusivamente sul piano della sofferenza fisica o riesce a formularla anche a livello di conflitto psichico? Aspettative del soggetto riguardano solo guarigione fisica o anche lavoro sulla psiche? È essenziale indagare il livello di motivazione al trattamento terapeutico. Bisogna indagare i bisogni e le pulsioni che l’utente sta esternando attraverso sintomi fisici e capire da quale disagio sta cercando di difendersi. Ci si deve chiedere perché il soggette investe proprio quell’organo, quale significato gli attribuisce. Spesso la somatizzazione può rappresentare una difesa dal timore di un’oscura minaccia che va indagata. Vantaggi secondari (attirare attenzione, giustificazione per non affrontare determinate situazioni che si temono, avvicinamento o allontanamento di alcune persone…): è opportuno individuare tali vantaggi perché mantengono e rafforzano la sintomatologia. Essenziale sapere da quanto tempo si manifesta la sintomatologia, come era il comportamento e funzionamento premorboso; circostanze di insorgenza del sintomo, strategie.. Il soggetto mostra difficoltà a simbolizzare il conflitto che viene spostato e canalizzato sul piano somatico.  à favorire un processo di consapevolizzazione e elaborazione mentale del conflitto espresso dalla sintomatologia somatica (terapia espressiva ad approccio psicodianmico per favorire simbolizzazione e rielaborazione in termini del conflitto).

IPOCONDRIA

Il paziente ipocondriaco vive nel continuo terrore o convinzione di possedere una grave malattia da almeno 6 mesi. La convinzione si basa sulla errata interpretazione dei propri sintomi fisici. Di solito viene scelta una malattia socialmente diffusa dai mezzi di informazione come per esempio tumore o AIDS. Spesso il pz ipocondriaco ha un ruolo periferico nel sistema familiare.

Nella ipocondria la preoccupazione riguarda le funzioni corporee (il battito cardiaco, alterazioni fisiche di piccola entità, o sensazioni fisiche vaghe e ambigue). La persona attribuisce questi sintomi alla malattia sospetta ed è molto preoccupata per il loro significato, causa. Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente. I soggetti possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia. Tale preoccupazione spesso diventa un elemento centrale della immagine di sé, un modo di rispondere agli stress di vita. La preoccupazione persiste nonostante la valutazione e la rassicurazione medica appropriate. La preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti. La durata della alterazione è di almeno 6 mesi. La preoccupazione non è meglio attribuibile a Disturbo d’Ansia Generalizzato, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Disturbo di Panico, Episodio Depressivo Maggiore, Ansia di Separazione, o un altro Disturbo Somatoforme.

DISTURBO DI DISMORFISMO CORPOREO

Preoccupazione di avere un difetto fisico che in realtà è inesistente o, se lievemente presente, viene percepito in maniera esagerata e distorta. La preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.

La preoccupazione non risulta meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale (l’insoddisfazione riguardante la forma e le misure corporee nella Anoressia Nervosa). Le lamentele riguardano difetti fisici lievi o immaginari come capelli più o meno folti, acne, eccessiva peluria. Altre riguardano la forma, le misure. Tuttavia ogni parte del corpo può diventare motivo di preoccupazione e può riguardare diverse parti del corpo. La maggior parte dei soggetti prova grave disagio per la supposta deformità, e trova la preoccupazione difficile da controllare. Essi passano molte ore del giorno a pensare al loro difetto; si verifica menomazione in molte aree del funzionamento mentale.

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